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La spesa per l’accoglienza nei paesi Ue

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Secondo una stima effettuata nel 2016 dal fondo Monetario Internazionale, i paesi coinvolti nell’emergenza migranti (18 paesi Ue più la Serbia) nel 2016 hanno speso mediamente lo 0,19% del PIL per la gestione dell’accoglienza, pari a circa 1,4 miliardi ciascuno. In termini assoluti la spesa maggiore è stata affrontata dalla Germania, con quasi 11 miliardi, seguita da Svezia (4,67 miliardi) e Italia (4 miliardi). Leggi l’articolo di Letizia Tortello su La Stampa del 02.02.2017

Le migrazioni africane

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La cosiddetta “emergenza immigrazione” che in questi ultimi anni sta mettendo in crisi i paesi europei e minando la tenuta stessa dell’Ue, rappresenta solo la punta dell’iceberg delle migrazioni mondiali: il flusso dei migranti dall’Africa all’Europa non ha mai superato alcune centinaia di migliaia di persone l’anno, mentre le migrazioni africane “interne” (per cause economiche, politiche o ambientali) coinvolgono oggi quasi 30 milioni di persone. Fenomeno in continua crescita a causa della pressione demografica e delle crisi ambientali, politiche ed etniche che continuano ad affliggere il continente. Leggi l’articolo su Neodemos.it

 

Il contributo dell’immigrazione

 

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L’integrazione degli immigrati può rivelarsi una vera risorsa per l’Italia. 

In questi mesi il dibattito pubblico sull’immigrazione si è soffermato molto sui costi dell’accoglienza di rifugiati e richiedenti asilo. Tuttavia, parlando dell’impatto fiscale dell’immigrazione in Italia, bisogna considerare l’apporto economico complessivo dei 5 milioni di residenti stranieri. Secondo le stime della Fondazione Leone Moressa, la ricchezza prodotta dagli occupati stranieri si aggira intorno a 123 miliardi di euro, l’8,8% del Pil. Inoltre, mettendo in fila le entrate (gettito fiscale e contributivo degli immigrati) e le uscite (sanità, scuola, servizi sociali , casa, giustizia, sicurezza e trasferimenti economici), il risultato è un saldo attivo di 3,9 miliardi per lo Stato. 

Infine, data la struttura demografica della popolazione straniera (più giovane rispetto a quella italiana), i lavoratori immigrati versano quasi il 5% dei contributi previdenziali complessivi, circa 10 miliardi di euro fondamentali per sostenere il sistema previdenziale italiano.

L’emergenza profughi in Italia e in Europa

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L’emergenza cresce ad Est. Il 40% ora arriva in Europa dal Mediterraneo Orientale e il 30% dai Balcani.

 

Il terzo record mensile consecutivo e il triplo rispetto a un anno fa: segnalano un’escalation gli ultimi dati Frontex sugli ingressi illegali dei migranti in Europa. Oltre 100mila in luglio e poco meno di 340mila nei primi sette mesi dell’anno, mentre se ne erano contati circa 70mila in giugno, 35mila nel luglio 2014 e
283mila in tutto il 2014.
Ma il fenomeno dei richiedenti protezione non sta solo crescendo quantitativamente: sta anche slittando verso nuove vie d’accesso, sottoponendo a un’inedita pressione umana altri perimetri europei (in primis Grecia, Italia e Ungheria) e sollecitando risposte e risorse – da parte dei singoli governi e della comunità europea e internazionale – che vadano oltre la gestione dell’emergenza e le iniziative spontanee di volontariato, privati, religiosi e amministrazioni locali. Peraltro la spesa pubblica destinata dall’Italia all’accoglienza non si discosta molto dal livello del 2011 (anno analogo al periodo attuale, per flussi e scenari internazionali), con pochi effetti quindi su criticità importanti: frammentarietà e carenza delle strutture, lungaggini burocratiche. Riflessioni, queste, che scaturiscono dallo studio realizzato dalla Fondazione Leone Moressa con il sostegno di Open Society Foundation sul sistema di accoglienza in Italia e nella Ue.