Gli stranieri: quale valore economico per la società?

Fondazione Leone Moressa, OIM e Fondazione Studium Generale Marcianum, invitano alla presentazione del Rapporto sull’economia dell’immigrazione 2011 e alla tavola rotonda, che si terranno a Venezia, Lunedì 2 Aprile, presso la Sede della Fondazione Studium Generale Marcianum

Parlare e affrontare questioni legate al fenomeno migratorio non può prescindere da considerazioni economiche. L’obiettivo del convegno è quello di dare spazio al dibattito e alla riflessione sul ruolo economico apportato dagli immigrati al sistema economico nazionale: la sensazione infatti è che nella discussione pubblica gli stranieri non vengano ancora riconosciuti come veri e propri attori di sviluppo economico. Parlare di economia dell’immigrazione significa dotare di indicazioni chiare chi ha responsabilità politiche, allo scopo di agire con decisione e coerenza all’interno di una programmazione di sostegno e di accompagnamento al lavoro degli stranieri che nel nostro Paese vogliono realizzare il proprio sogno di crescita sociale e professionale.

Il comportamento economico delle famiglie straniere

Redditi, consumi, risparmi e povertà delle famiglie straniere in Italia nel 2010, Elaborazioni Fondazione Leone Moressa su dati Banca d’Italia

Comunicato del 19 marzo 2012

Perché parlare di comportamento economico. Analizzare il comportamento economico delle famiglie significa studiare la struttura dei redditi, dei consumi e dei risparmi; ma significa anche indagare sui livelli di povertà. E parlare di povertà degli stranieri significa stimolare riflessioni e fornire elementi utili dai quali partire per creare politiche migratorie coerenti con una realtà in continua evoluzione, specie in un periodo di crisi come quello attuale.

1° marzo. Gli immigrati scioperano. Ma qual è il loro valore economico?

In Italia si contano oltre 2,2 milioni di occupati stranieri, di cui 402mila sono imprenditori, con il loro lavoro producono il 12,1% del valore aggiunto nazionale, in sede di dichiarazione dei redditi notificano al fisco 40 miliardi di € (12.507 € a testa) e pagano di Irpef quasi 6 miliardi di € (2.810 € a testa).

Comunicato del  01/03/2012

Ricoprono quelle mansioni che “gli italiani non vogliono più fare” come camerieri, baristi, pittori, stuccatori, magazzinieri, muratori, carpentieri, commercianti ambulanti… Ma rappresentano la parte di popolazione che maggiormente ha subìto gli effetti negativi della crisi dal momento che di tutti i nuovi disoccupati creati dal 2008 al 2011, il 40% è di origine straniera. Ma gli immigrati sono anche quelli che “ringiovaniscono” l’Italia: il 13,9% di tutti i nati lo scorso anno sono stranieri. Inoltre, tra gli oltre 4,5 milioni di residenti (il 7,5% della popolazione totale), 650mila sono giovani di seconda generazione, minori cioè che sono nati in Italia ma che sono ancora per lo stato italiano cittadini stranieri. Queste le informazioni più significative del fenomeno migratorio in Italia e del loro impatto sull’economia nazionale elaborate dalla FONDAZIONE LEONE MORESSA che ha analizzato gli ultimi dati a disposizione.

N. 2 – Migrazioni al femminile

Anno 0 – Numero 2 – Febbraio 2012 di “L’economia dell’immigrazione. Studi e riflessioni sulla dimensione economica degli stranierei in Italia”

Il secondo numero della rivista si focalizza su uno degli aspetti più caratteristici dei fenomeni migratori e cioè sulla presenza sempre più importante della componente femminile nella popolazione straniera residente e nei flussi migratori internazionali. Viene posta particolare attenzione alle caratteristiche del suo inserimento occupazionale e agli effetti che questo genera nel contesto sociale dei paesi di insediamento.

Questo numero  individua le caratteristiche e la funzione del lavoro delle donne migranti nella società italiana. Al suo interno gli interventi di Liliana Ocmin della Cisl, Chiara Agostini dell’Università di Bologna, Ernesto Longobardi, dell’Università degli studi di Bari, Giuseppe Vitaletti dell’Università Tuscia, Guglielmo Barone e Sauro Mocetti della Banca d’Italia, Deborah De Luca, dell’Università degli studi di Milano

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