Archivio di: ‘Mercato del Lavoro’

-5,2% di lavoratori domestici stranieri dal 2010 al 2011. L’80% dei lavoratori in questo settore rimane comunque non italiano.

Comunicato stampa dell’ 11 Gennaio 2013

Femmina, 43 anni, 27 ore di lavoro a settimana per un totale di 35 settimane dichiarate con una retribuzione annua di 6.411 € è l’identikit del lavoratore domestico straniero. 

Sebbene rispetto ad altri settori la crisi abbia colpito in maniera moderata il comparto del lavoro domestico, tuttavia si registra una diminuzione del – 5,2% tra i lavoratori stranieri tra il 2010 e il 2011. Tale contrazione non sembra riguardare i lavoratori italiani, che registrano invece un aumento del 3,0%. Il lavoro domestico rimane comunque prevalentemente appannaggio della popolazione straniera, che copre l’80,3% della manodopera complessiva impiegato in questo settore.

Stranieri in Veneto: una risorsa in tempo di crisi

Comunicato dell’11/10/2012

Sono l’11,6% degli occupati, dichiarano 4,8 miliardi di € e pagano 600 milioni di € di Irpef

Gli stranieri rappresentano una risorsa per il territorio regionale, soprattutto in questo periodo di crisi: in Veneto si contano 247 mila lavoratori immigrati (l’11,6% del totale degli occupati), in sede di dichiarazione dei redditi notificano al fisco 4,8 miliardi di € (pari al 6,8% del totale dichiarato) e pagano di Irpef 600 milioni di € (pari al 4,9% del totale dell’imposta netta). Ma rappresentano la parte di popolazione che maggiormente ha subìto gli effetti negativi della crisi (il tasso di disoccupazione straniero in Veneto è passato dall’8,9% del 2008 all’10,2% del 2011). A livello nazionale gli stranieri inoltre  mostrano livelli di povertà più elevati (il 42,2% delle famiglie straniere vive al di sotto della soglia di povertà) e le loro retribuzioni sono inferiori di oltre 300 € rispetto ai lavoratori italiani.

Causa crisi, un nuovo disoccupato su tre è straniero

Costante l’etnicizzazione delle professioni: rumeni e albanesi nell’edilizia, ucraini e moldavi nell’assistenza alla persona. 

In Italia nel 2011 si contano complessivamente 2,2 milioni di occupati stranieri, il 9,8% di tutti i lavoratori. La nazionalità più rappresentata tra i lavoratori stranieri è la Romania con oltre mezzo milione di soggetti, un quarto di tutta la manodopera straniera. Seguono albanesi (232 mila) marocchini (147 mila) e ucraini (132 mila). A fronte di questi 2,2 milioni, 310 mila stranieri sono disoccupati, vale a dire il 12,1% di tutta la popolazione straniera. Tale disoccupazione ha conosciuto un incremento quasi del 50% dal 2008 al 2011. 

La disoccupazione per regioni. La crisi ha fatto aumentare il livello della disoccupazione maggiormente tra la popolazione straniera rispetto a quella italiana. Nel 2011, il tasso di disoccupazione straniero mostra valori più elevati al Nord (17,4% in Piemonte e Val d’Aosta, 11,5% in Lombardia)  rispetto alle aree meridionali ( 8,1% in Campania, 9,4 in Calabria). Dall’inizio della crisi ad oggi, i nuovi disoccupati stranieri sono 148 mila e rappresentano un terzo della nuova disoccupazione in Italia. Incidenze più elevate dei disoccupati stranieri si rilevano in Liguria (88,2%), Sicilia (62,2%) e Umbria (55,5%). 

In calo ancora l’occupazione straniera nelle piccole imprese italiane

Comunicato del 21 Settembre 2012

Stranieri impiegati per compensare la scarsa disponibilità dei lavoratori italiani e per svolgere lavori meno qualificati.

L’occupazione straniera nelle piccole imprese registra in Italia un calo dello -0,8% (stimato in 11 mila stranieri occupati in meno) nel corso della prima parte del 2012. Tale situazione sembra essere destinata a confermarsi anche nel 2° semestre, in cui è previsto un calo ulteriore del –1,3% (pari a quasi -18 mila unità). A livello settoriale, la perdita di occupati sarà considerevole soprattutto nei comparti della produzione (-3,1%) e dell’edilizia (-2,6%). La domanda di manodopera straniera da parte delle piccole imprese è determinata in prevalenza da una scarsa disponibilità dei lavoratori italiani a svolgere determinate mansioni dalla più bassa qualifica, nonostante i contratti di lavoro con cui essi sono inquadrati sono in prevalenza a tempo indeterminato. Questi i principali risultati di un’indagine condotta dalla Fondazione Leone Moressa su un panel di oltre 800 imprese italiane con meno di 20 addetti, che analizza le caratteristiche del mercato del lavoro straniero, evidenziandone le trasformazioni congiunturali in corso.