Califfato e terrorismo, cosa ne pensano i musulmani in Italia

Islam

 

<<Il sondaggio ha esclusivamente lo scopo di conoscere la percezione della popolazione di fede islamica residente in Italia. I risultati dimostrano che il 97% degli intervistati condanna l’Is. Per quanto riguarda il restante 3%, che sostiene che l’Is diffonda i valori dell’Islam, non si può dire che sia effettivamente a favore o simpatizzante.
Inoltre, si ricorda che il campione esaminato è costituito da 650 persone: il 3% corrisponde a circa 20 intervistati, un numero statisticamente non sufficiente per fare stime sulla popolazione.>>

“Califfato e jihadisti sono solo terrorismo”: nell’Islam d’Italia 9 su 10 contro l’Is

Le vicende di attualità legate al terrorismo internazionale e all’instabilità politica in Medio Oriente hanno riportato l’attenzione sull’integrazione dei cittadini musulmani in Italia, componente che rappresenta circa un terzo della popolazione straniera residente (a cui si aggiungono i musulmani con cittadinanza italiana: seconde generazioni, naturalizzazioni e musulmani italiani).
Dai risultati dell’indagine condotta dalla Fondazione Leone Moressa per il quotidiano La Repubblica emerge un giudizio piuttosto severo dato dai musulmani in Italia al nostro paese: la maggioranza dei musulmani intervistati giudica poco garantita la libertà di culto e ritiene che la scarsa integrazione sia dovuta alla società italiana.
Rispetto al rischio terrorismo, la maggioranza non lo ritiene particolarmente elevato: 7 musulmani su 10 ritengono che il rischio terrorismo in Italia sia molto basso.
Infine, è interessante l’opinione dei musulmani in Italia rispetto all’Is e ai foreign fighter: più dell’80% si dissocia da questi fenomeni, giudicandoli atti terroristici e non legati alla comunità islamica.
Dall’indagine emerge dunque un punto di vista della comunità islamica abbastanza inedito: da un lato la richiesta di tutele e integrazione nella società ospitante, e dall’altro una netta contrapposizione al terrorismo e all’avanzata dell’Is.

Leggi l’articolo di Vladimiro Polchi per La Repubblica del 29_06_2015