L’inserimento nei mercati dell’impresa straniera tipo

Il Rapporto realizzato dalla Cribis D&B, società del gruppo Crif specializzata nella business information traccia l’identikit dell’impresa condotta da stranieri operante in Italia

Comunicato del 13/03/2012

A fine 2011 le imprese con titolare straniero attive nel nostro Paese erano oltre 477mila, complessivamente circa il 10% delle imprese attive in Italia. Il 66,6% di esse era costituito da ditte del tipo individuale, il 17,2% da società di persone e il restante 16,2% da società di capitali.

Per quanto riguarda la distribuzione territoriale, il 20,3% di queste imprese si trova in Lombardia, il 10,7% in Lazio, il 9,8% in Emilia Romagna, il 9,5% in Veneto, l’8,4% in Piemonte. Se guardiamo invece al peso che le imprese straniere hanno sul totale, il Friuli Venezia Giulia è la prima regione con un’incidenza del 12,8%. Seguono Toscana (12,4%), Lombardia (11,2%), Liguria ed Emilia Romagna

Quasi un terzo degli imprenditori stranieri attivi in Italia opera nel settore del commercio al dettaglio (30,9%). Seguono in termini di distribuzione, il settore delle costruzioni (26,5%), dei servizi (17,3%), della produzione industriale (9,9%), del commercio all’ingrosso (6,0%), dei trasporti (3,6%), dei servizi finanziari (3,1%) e l’agricoltura (2,6%). In termini di incidenza sul totale degli imprenditori attivi, il settore in cui la componente straniera pesa maggiormente è quello dell’edilizia (15,0%), seguito dal commercio al dettaglio (12,2%) e dal commercio all’ingrosso (10,2%).

Per quanto riguarda il volume di fatturato dell’impresa straniera tipo, la ricerca ci dice che risulta inferiore ai 100mila euro per il 18,4% delle imprese, compreso tra i 100mila e i 500mila euro per il 41,0% delle imprese tra i 500mila e 1 milione di euro per il 19,2% delle imprese, tra 1 milione e 5 milioni per il 14,9%, tra i 5milioni e i 10 milioni per il 2,0%, mentre in appena il 3,7% dei casi esso supera i 10milioni.

Le imprese straniere si mostrano mediamente più esposte al rischio di quelle straniere: una rischiosità media che riguarda il 69,1% dei casi, contro il 45,6% delle imprese con titolare italiano. Anche per quanto riguarda i tempi di pagamento le imprese straniere risultano rispetto a quelle italiane maggiormente passibili a cadere in gravi ritardi: il 12,7% contro lo 0,8% di quelle italiane.

Fonte: Il Sole 24 Ore