Dl sviluppo. Il governo ritira la tassa sulle rimesse

La bozza del decreto sviluppo propone l’abolizione della tassa del 2% imposta ai trasferimenti di denaro degli stranieri senza regolare permesso di soggiorno. A ragione della decisione la contrarietà della tassa agli impegni internazionali, la sua natura discriminatoria e i costi eccessivi della sua imposizione.

Comunicato del 26/10/2011

Inutile, costosa e controproducente. Questa la descrizione che ne viene data nella anticipazioni stampa dell’ultima bozza del decreto legge sullo sviluppo, all’imposta sulle rimesse dei migranti.

La tassa infatti rappresentava un mancato rispetto degli impegni presi dall’Italia nei confronti dell’ assemblea del G8 a L’Aquila, quando il governo promise abbassare i costi delle rimesse.

Inoltre già esistevano dei vincoli all’accesso ai Money Transfer, quali quelli imposti dalla norma del pacchetto sicurezza del 2009 che impone all’extracomunitario che trasferisce denaro all’estero di mostrare il permesso di soggiorno, che avevano dimostrato la loro inutilità e semmai la loro dannosità, incentivando il ricorso a forme e strumenti informali, privi di controllo e tracciabilità.

Nell’abrogare la norma si ritenuto giustamente che la nuova tassa esasperasse questi effetti, incoraggiando il ricorso al tramite di persone con i documenti in regola che spediscano il denaro di chi il permesso non ce l’ha, e favorendo in questo modo riciclaggio di denaro e finanziamenti illeciti.

Gli operatori di money transfer devono sostenere poi nuovi costi per modulistica, informativa e formazione del personale, e in questo modo, dato che si innalza la soglia di ingresso di nuovi soggetti nel mercato, viene indebolita la concorrenza in questo settore.

Per non parlare degli oneri per le casse dello Stato che, secondo le prime stime, avrebbero incassato al massimo 20milioni di euro l’anno da quella tessa del 2% sulle rimesse dei clandestini, ma avrebbero sborsato molto di più per i costi degli adeguamenti necessari al sistema.

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