Dal 2005 è raddoppiata l’imprenditoria straniera. A dircelo, è il rapporto “L’imprenditoria straniera in Italia nel 2010 in cifre” del Centro Studi Cna.
In valori assoluti, si parla di 230.000 imprese in cui gli stranieri ricoprono cariche aziendali (55% titolari, 22% amministratori, 18% soci). Il doppio rispetto a quelle di cinque anni prima. La crescita è sorprendente, 20.000 stranieri all’anno che hanno fatto il loro ingresso nel sistema imprenditoriale italiano, ma soprattutto in netta controtendenza rispetto ai risultati che riguardano l’imprenditoria italiana nello stesso periodo, diminuita del 9%. Gli stranieri con cariche imprenditoriali incidono per il 8,5%, tre punti percentuale in più rispetto al 2005.
La distribuzione territoriale delle imprese condotte da stranieri si concentra nel nord-ovest, dove ne risiedono il 36,7%, nel nord-est, dove ne risiedono il 24,1% e, nel centro Italia, dove ne risiedono il 26,4%. Nel Mezzogiorno ne risiede solo il 12%. La lombardia è la regione che ne ospita in assoluto di più (precisamente il 23%). Seguono Toscana, Emilia Romagna, Piemonte, Lazio e Veneto, tutte con una percentuale del 10-12% del totale. Sul totale della imprese iscritte alle Camere di Commercio, la regione che presenta il maggior numero di imprese condotte da stranieri, risulta invece la Toscana, con il 6,8%. Seguono Lombardia, Emilia Romagna e Piemonte con una percentuale del 5,5. La crescita nel 2010 non rispecchia però i dati sulla distribuzione delle imprese sul territorio. A crescere infatti è l’imprenditoria straniera nelle regioni dove essa risultava un fenomeno marginale e, cioè, in Umbria, dove il numero di titolari di impresa immigrati sono aumentati del 70,4% in un anno (da 665 a 1133 unità), in Puglia (+26,3%), in Molise, Liguria e Basilicata.
Per quanto riguarda la distribuzione settoriale, nel 2010 il 72,1% delle imprese gestite da stranieri operavano nei soli settori delle costruzioni (37,4%) e del commercio e riparazioni (34,8%). Questa quota arriva a superare i 92 punti percentuali se si sommano i successivi tre settori più rappresentativi della realtà dell’imprenditoria straniera (il settore manifatturiero, le attività dei servizi e trasporti comunicazioni,
La distribuzione degli imprenditori stranieri per nazionalità ci mostra che il 60% di essi appartiene ad uno dei cinque gruppi più rappresentativi: imprenditori marocchini, con il 16,4% del totale delle imprese condotte da stranieri, romeni (15,4%), cinesi (14,7%) e albanesi (10,4%), bengalesi (4,3%). I risultati della ricerca ci dicono inoltre che tra gli imprenditori stranieri esiste un meccanismo di “specializzazione etnica”, poiché, così come avviene per il lavoro dipendente, i vari gruppi nazionali si collocano maggiormente in alcuni settori produttivi piuttosto che in altri.
Un risultato interessante emerge dall’analisi delle differenze di genere tra gli imprenditori stranieri. A fine 2010 le donne titolari di impresa immigrate risultavano 43.258 pari al 18,9% di tutti i titolari di impresa. Rispetto alla distribuzione per nazionalità, la classifica delle imprenditrici immigrate mostra notevoli differenze rispetto alla totalità degli imprenditori stranieri, che rivelano una probabile discriminazione di genere nell’accesso a ruoli dirigenziali, soprattutto tra gli immigrati provenienti da Egitto, Bangladesh, Pakistan,Macedonia, Tunisia, Senegal, Marocco e Albania.
Qui scarica il Report “L’imprenditoria straniera in Italia nel 2010 in cifre” a cura del Centro Studi della CNA













