Immigrazione straniera: i timori e le paure dei nordestini

Comunicato del 27/11/2009

Immigrazione straniera: i timori e le aperture dei nordestini L’accoglienza degli immigrati nel Nordest è una questione aperta: no all’allargamento della UE, ma possibilisti sulla concessione del diritto di voto. Negative le critiche sollevate dalla Ue sulle politiche adottate dal Governo. Lavoro e casa i requisiti fondamentali per una vera integrazione degli stranieri.

La questione dell’immigrazione rimane ancora viva nel dibattito sociale ed economico del territorio del NordEst. Il 54,7% dei cittadini ritiene molto o abbastanza preoccupante il fenomeno, sebbene siano i cittadini più “anziani” ad avere le maggiori riserve in merito (sei su dieci). Al contrario, i giovani sembrano esprimere pareri più favorevoli circa il fenomeno migratorio nel nostro territorio (51,6%), dal momento che essi, diversamente dai propri “genitori”, hanno preso coscienza che la presenza di stranieri nel tessuto sociale è divenuta ormai una realtà consolidata con la quale convivere.

Sono questi i principali risultati emersi da un’indagine della Fondazione Leone Moressa condotta da Aes (Analisi Economiche e Sociali) nel mese di Ottobre su un campione di 900 cittadini del Nordest.

Gli immigrati stranieri, per la loro presenza nella società e nella struttura occupazionale del territorio, sono considerati nella maggior parte dei casi (68,1%) sia una risorsa che un problema. Una risorsa in quanto indispensabili per occupare quelle posizioni lavorative che gli italiani solitamente rifiutano (anche in periodo di crisi) e perché, complessivamente, contribuiscono ad accrescere la ricchezza del nostro territorio (secondo le stime del Centro Studi Unioncamere e Istituto Tagliacarne 2007 dal lavoro degli stranieri deriva il 10,8% del valore aggiunto del solo Veneto). Un altro elemento che fa di questi immigrati una risorsa è anche dettato dall’opportunità di instaurare un dialogo e un confronto proficuo tra culture diverse. La diversità culturale diventa però un problema (34,9%) se manca l’integrazione e se non vengono accettate da parte degli stranieri le regole scritte e non scritte della nostra società. L’immigrazione è considerata un problema soprattutto di sicurezza (48,2%), in quanto gli stranieri vengono spesso coinvolti ed associati ad attività criminali, ma anche perché, in alcuni casi (13,5%), essi sono accusati di togliere lavoro agli italiani.

Rispetto ad un paio di anni fa, l’integrazione degli immigrati sembra essere peggiorata per la maggior parte degli intervistati (44,9%), mentre solo una quota minoritaria la ritiene migliorata (18,8%). Anche in questo caso sono i giovani a mostrare un maggior ottimismo in merito alla questione.

Per poter garantire e incentivare il processo di inserimento e di integrazione nel territorio, agli stranieri dovrebbero essere garantiti in primis il lavoro, l’assistenza sanitaria e l’alloggio. Secondo la maggior parte degli intervistati (61,3%) il NordEst in questo sembra fornire adeguati servizi e strutture, sia pubbliche che private, in grado di rispondere alle basilari esigenze e necessità: abitazione, sanità, orientamento al lavoro, corsi di lingua italiana… (solo per citarne alcune).

In merito alle recenti critiche sollevate dall’Unione Europea e dall’Onu sulle politiche migratorie del Governo (come il respingimento dei barconi o l’istituzione del reato di clandestinità) la maggior parte dei nordestini le ritiene sbagliate (67,4%), accusando tali organi internazionali di sentenziare su questioni interne e di non provvedere nella ricerca di una soluzione al problema migratorio che sia realmente condiviso con gli altri paesi europei. Negativa è inoltre l’ipotesi di allargamento dell’Unione Europea ad alcuni paesi balcanici (come Macedonia, Croazia e Albania) e alla Turchia.

Nonostante le molteplici questioni sollevate a livello sociale dal fenomeno migratorio, i cittadini del NordEst sembrano essere possibilisti sulla concessione del diritto di voto agli stranieri: se essi lavorano nel territorio producendo ricchezza, se contribuiscono al funzionamento della macchina pubblica attraverso il pagamento delle imposte, se sono presenti regolarmente, se sono integrati socialmente ed economicamente, allora l’acquisizione del diritto di voto diventa una realtà e una valida opportunità per poter far scegliere anche agli stranieri i propri governanti.

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