Il valore aggiunto dei lavoratori immigrati

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Convegno in programma il 28.01.2017 a Bologna, organizzato da CISL Emilia Romagna e Anolf.

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Famiglie e lavoro domestico

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Nel 2015 presso le famiglie italiane sono assunti in regola 886.125 lavoratori domestici (57,6% Colf, 42,4% Badanti). Dal 2007 il numero complessivo è cresciuto mediamente del 42%. Considerando il progressivo invecchiamento della popolazione, si prevede che nel 2030 il fabbisogno di badanti aumenterà del 25,2% rispetto al 2016

Lo studio, realizzato dalla Fondazione Leone Moressa con DOMINA (Associazione Nazionale Famiglie Datori di Lavoro Domestico, firmataria del CCNL sulla disciplina del lavoro domestico), ha l’obiettivo di mettere in evidenza il ruolo del lavoro domestico in Italia, dal punto di vista delle famiglie italiane, sottolineandone l’impatto sociale e quantificando il valore economico generato.

Visita il sito di DOMINA. Scarica l’infografica. Leggi la Rassegna stampa

Migranti, la mappa dell’accoglienza

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A fine 2016 i migranti accolti in Italia sono 175 mila. Di questi, solo il 14% presso centri SPRAR, gestiti direttamente dai Comuni. Il restante 86% alloggia in strutture di emergenza.

La Fondazione Leone Moressa ha analizzato i numeri dello SPRAR nei Comuni italiani, osservando dove si ospitano più migranti in rapporto alla popolazione residente. Tra i 118 comuni capoluogo di provincia, 80 hanno in piedi un centro Sprar e 12 possono vantare un indice d’accoglienza superiore a 1 migrante ogni mille abitanti. Di questi, solo Agrigento supera la soglia del 2,5. Nella graduatoria, tra i primi 12 compaiono ben 7 comuni del Sud: quattro siciliani (oltre ad Agrigento, Trapani, Siracusa e Ragusa), due calabresi (Crotone e Vibo Valentia) e uno in Basilicata (Matera). 

Leggi l’articolo di Vladimiro Polchi su Repubblica del 03.01.2017

Il potenziale delle migrazioni circolari

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I migranti internazionali hanno speso complessivamente, negli ultimi 15 anni, circa 1 miliardo di euro all’anno. Soldi finiti prevalentemente nelle mani di trafficanti e organizzazioni illegali. Una cifra simile viene spesa dai paesi europei per il contrasto all’immigrazione irregolare. Un meccanismo  che, ad oggi, si è rivelato costoso e inefficace. Una possibile alternativa è investire sui rientri volontari assistiti, attualmente limitati a situazioni di marginalità: favorire la formazione e il reinserimento nel paese d’origine, con il dovuto accompagnamento, potrebbe portare numerosi vantaggi. Leggi l’articolo su LaVoce.info