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Tavola rotonda: quando i profughi eravamo noi

Vittorio Veneto 23 marzo. Museo della Battaglia.

Grande partecipazione alla tavola rotonda del 23 marzo sul tema del profugato.

Negli ultimi anni il tema dell’immigrazione è diventato centrale per il dibattito politico e per l’opinione pubblica, tra paure, chiusure e – dall’altro lato – aperture di solidarietà. Presentato a volte con toni allarmistici (emergenza, esodo, ondate) e con una confusione di termini e significati. Si tratta di un dibattito spesso ideologico: ci si schiera “a favore” o “contro” l’immigrazione, senza considerare cause, storie e dati reali. Nella tavola rotonda si è messo in risalto la situazione attuale con quella di cent’anni fa.

Roberto Tonon Sindaco di Vittorio Veneto, ha presentato l’iniziativa. L’idea nasce dalla constatazione che, nel 1918 come nel 2018, Vittorio Veneto rappresentava un crocevia di popoli e culture diverse (allora riunite sul campo di battaglia, oggi sui banchi di scuola, sul posto di lavoro o nei condomini).

Gian Antonio Stella giornalista del Corriere della Sera in collegamento telefonico ha introdotto il dibattito, con importanti considerazioni sull’emergenza profughi di oggi, malgrado i numeri in realtà contenuti, la situazione è diventa emergenziale per la cattiva gestione dei profughi.

Daniele Ceschin, Storico e Vice-Sindaco di Mogliano Veneto ha ricordato come furono 500 mila i  civili furono costretti ad abbandonare improvvisamente il territorio invaso o minacciato da vicino dall’esercito austro-ungarico, dando vita alla più grande tragedia collettiva che interessò la popolazione durante la grande guerra. E nella maggior parte dei casi si trattava di donne e bambini. E come l’accoglienza di allora presenti le stesse problematiche di oggi.

Fabrizio Urettini, ha presentato il progetto Talking Hands, che  nasce come progetto che mira a creare un percorso di inclusione rivolto a richiedenti asilo e rifugiati coniugando l’attività manuale con il racconto della propria storia, del paese di origine, del viaggio e delle proprie aspirazioni.

 

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