Demografia

Reato di clandestinità: verso l’abrogazione di una norma inefficace

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Dal 2008 è crollato il numero di detenuti, espulsioni e provvedimenti amministrativi.

Non si tratta certo di uno “svuota carceri”.

L’abrogazione del reato di clandestinità non rappresenterà di sicuro uno “svuota carceri”: nel 2013 meno dell’1% dei detenuti in Italia è in carcere per reati legati alla legge sull’immigrazione, la cosiddetta Bossi-Fini. Negli ultimi sei anni si è registrata una forte diminuzione di tutti i valori relativi all’applicazione del reato di clandestinità: numero di detenuti, espulsioni per via giudiziaria e provvedimenti amministrativi.

La Fondazione Leone Moressa ha confrontato i dati ufficiali del Ministero della Giustizia sui detenuti nelle carceri italiane con i dati del Ministero dell’Interno sui provvedimenti amministrativi.

Dimezzato il numero di detenuti per reati sull’immigrazione. Negli ultimi sei anni sono diminuiti del 50,2% i detenuti per reati legati alla legge sull’immigrazione, passando da 2.357 nel 2008 a 1.174 nel 2013. La diminuzione è dovuta in parte alla trasformazione nel 2011 di alcune pene da incarcerazione a pecuniarie, che hanno portato il reato di clandestinità ad essere punito solo con un’ammenda (da 5.000 a 10.000 euro). I detenuti per questo tipo di reati rappresentano nel 2013 appena lo 0,9% del totale dei detenuti, e anche considerando i soli stranieri la quota arriva appena al 2,8%. Niente “svuota carceri” dunque.

Quasi azzerate le espulsioni decise dal giudice. Osservando i dati relativi al monitoraggio dell’applicazione della legge Bossi-Fini, si osserva una drastica riduzione del numero di persone coinvolte nei provvedimenti giudiziari (e di conseguenza di quelle condannate ed espulse), cominciata nel 2011 e divenuta ancora più massiccia nel 2012. Il calo del 2011 è dovuto alla sentenza della Corte Europea del 28/04/11, che aveva reso inapplicabile la pena della reclusione relativa ai procedimenti in corso (costituenti la maggioranza dei procedimenti iscritti), giudicandola troppo aspra e contraria a quanto stabilito dalla Direttiva “rimpatri” 2008/115/CE. I giudici, pertanto, hanno provveduto, per i procedimenti in corso a limitare le condanne. Con il D.L. n. 89/11, la pena è stata trasformata in una multa. A seguito di queste modifiche legislative, dunque, nel 2012 le espulsioni per via giudiziaria sono state appena 112 (-98,3% rispetto al 2008) e questo tipo di provvedimento ha coinvolto complessivamente (tra assolti e condannati) meno di un migliaio di cittadini stranieri.

Dimezzato il numero di persone coinvolte in provvedimenti amministrativi. L’espulsione amministrativa, disposta dal Ministero dell’Interno o dal Prefetto per motivi di ordine pubblico o di sicurezza dello Stato, ha fatto registrare dal 2008 al 2012 una forte riduzione nel numero di persone coinvolte (-49,2%). Nonostante l’aumento dei respingimenti alla frontiera (+6,4%), le persone allontanate dall’Italia sono complessivamente diminuite (-23,3%). Il rapporto tra allontanamenti e persone coinvolte è di circa 1 ogni 2, più alto rispetto al dato del 2008 (1 ogni 3).

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