La disoccupazione non scoraggia l’arrivo di immigrati

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Analisi della Fondazione Leone Moressa su flussi migratori e tassi di occupazione in Italia e in Europa

Osservando i flussi migratori in Europa, il vecchio continente appare ancora diviso in due tra paesi di immigrazione e paesi di emigrazione. La crisi ha giocato sicuramente un ruolo sulle dinamiche migratorie, modificando sensibilmente la demografia di alcuni paesi.

Nel 2013 i cittadini stranieri residenti nei paesi UE sono 34 milioni, pari al 6,7% della popolazione totale. Fra i primi 15 paesi per presenza straniera, l’incidenza più alta si registra in Lettonia (15,6%), Austria e Irlanda (11,8%). L’Italia, con il 7,4%, si colloca comunque al di sopra della media europea. D’altra parte, l’Italia è il paese che ha registrato il più forte incremento di presenza straniera tra il 2007 e il 2013 (+49,3%, contro una media UE del +17,5%) e il maggiore aumento dell’incidenza (+2,4 punti percentuali, contro una media UE di +0,9 punti).

La mobilità sociale degli immgirati

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Esiste una relazione tra tempo di permanenza in Italia e miglioramento della condizione lavorativa?

A questa domanda tenta di rispondere uno studio della Fondazione Leone Moressa, che ha anlizzato la condizione occupazionale degli stranieri in Italia suddividendoli per periodo di arrivo nel nostro paese: gli immigrati prima del 2001 (prima della Legge Bossi-Fini), gli immigrati tra il 2001 e il 2006 e, infine, gli immigrati negli ultimi 7 anni (coincisi con l’allargamento UE ai paesi dell’Est e con la crisi economica). 

Gli stranieri residenti in Italia da più tempo, mediamente svolgono lavori più qualificati e tendono ad intraprendere professioni autonome. La media dimostra inoltre una maggior tendenza da parte degli immigrati di lungo periodo ad avere contratti a tempo indeterminato e ad avere una retribuzione oraria netta superiore del 17,0% rispetto a quella degli ultimi arrivati.

N. 7 – I rientri in patria degli immigrati

 

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Nel 2012 oltre 38 mila stranieri hanno lasciato l’Italia per rientrare in patria o per proseguire il proprio percorso migratorio in un altro paese. Negli ultimi anni, anche a causa della crisi, il fenomeno è in progressivo aumento. I dati ufficiali, tuttavia, non riescono a fotografare l’intera dimensione del fenomeno in quanto prendono in considerazione soltanto le cancellazioni dalle anagrafi.

In questo numero dell’Economia dell’immigrazione, la Fondazione Leone Moressa ha chiesto ad istituzioni ed esperti del settore di tracciare una panoramica indicativa del fenomeno, da diversi punti di vista: lo studio empirico e le teorie sulla migrazione di ritorno, l’illustrazione del sistema di sostegno nazionale ai rientri volontari ed, infine, un’esperienza locale di assistenza agli immigrati che chiedono di rientrare.

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Cosa pensano gli immigrati degli italiani?

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Articolo di VLADIMIRO POLCHI su Repubblica del 26 luglio 2014

“Allegri, lavoratori e un po’ razzisti” così gli immigrati vedono gli italiani. La Fondazione Moressa: per 6 su 10 facile entrare nel nostro Paese. Ma non avere la cittadinanza

«L’Italia ha aperto troppo le frontiere». «Molti immigrati non vogliono integrarsi». Nulla di nuovo. Frasi già sentite. Ma se a dirle sono gli stranieri che vivono nel nostro Paese, la cosa cambia. E spiazza molti luoghi comuni. Sì, perché gli immigrati che s’integrano nel territorio coi cittadini tendono poi ad assorbirne anche le opinioni. Eccola dunque l’Italia vista da loro: un Paese un po’ razzista e che necessita una stretta su immigrazione irregolare e criminalità. Più volte si è analizzato ciò che gli italiani pensano degli immigrati. Raramente, invece, si è fatto il contrario: rilevare il loro punto di vista, quello dei cinque milioni di “nuovi italiani” che studiano e lavorano nel nostro Paese. Quanto ci conoscono? Cosa pensano di noi? La fondazione Leone Moressa ci ha provato, “interrogando” a metà luglio 600 famiglie straniere in tutta Italia. I risultati? Sorprendenti.