Le rimesse nel 2014

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Nel I semestre 2014 gli stranieri hanno inviato in patria 2,6 miliardi di euro, il 5% in meno rispetto all’anno precedente.

I dati delle rimesse degli immigrati riferiti al primo semestre 2014 confermano il brusco calo cominciato nel 2013. Osservando i diversi paesi di destinazione, si nota una panoramica molto complessa.

Le rimesse verso la Cina, che fino a pochi anni fa era la prima destinazione, si sono ridotte in maniera molto forte nell’ultimo anno (-33,7%), dopo che già nel 2013 si erano quasi dimezzate. Al primo semestre 2014 il flusso verso la Cina ammonta a 418 milioni, pari al 16,1% del totale delle rimesse. n altre parole, nel 2012 un cittadino cinese inviava in patria 1.054 euro al mese e nel 2014 appena 312 euro.
Per la prima volta, dunque, assistiamo al sorpasso della Romania, primo paese di ricezione con 436 milioni di euro (pari al 16,8% del volume complessivo). Pur presentando un andamento costante negli ultimi sette anni, le rimesse verso la Romania sono aumentate progressivamente, anche grazie all’aumento della presenza rumena in Italia.

Il presunto business dell’immigrazione

stipendi stranieri

 

Le recenti indagini della magistratura rischiano di diffondere nell’opinione pubblica l’idea di un business dell’immigrazione. Certamente possono esserci stati abusi, ma non si può generalizzare. In più, il settore non gode di grandi risorse. E anche per le “emergenze” i fondi sono stati ridotti.

L’impatto dell’immigrazione a livello nazionale e locale

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Lo studio su costi e benefici dell’immigrazione pubblicato su Neodemos.

Mettendo sul piatto della bilancia tasse e contributi degli stranieri in Italia con la spesa pubblica per l’immigrazione, la Fondazione Leone Moressa ha stimato un saldo attivo di 3,9 miliardi di euro.

Tuttavia, la percezione dell’opinione pubblica sui costi indotti nel welfare dalla presenza straniera è negativa, come è quasi sempre stata nella storia delle migrazioni, e non solo in Italia. La percezione dei costi dell’immigrazione dipende, oltre che da abili campagne di propaganda politica e da episodi di abusi, anche dalle caratteristiche specifiche delle entrate e delle uscite. Mentre il gettito fiscale e quello contributivo (con l’eccezione dell’Irpef regionale e comunale) si indirizzano a Roma, divenendo quindi formalmente meno “visibili”, la spesa per il welfare e i costi sociali dell’integrazione sono sostenuti principalmente a livello locale.

La mappa del rischio banlieue

Periferia

 

Le tensioni delle ultime settimane nelle periferie delle grandi città hanno fatto riemergere il tema dell’integrazione, accentuando i conflitti dovuti all’esclusione sociale di sempre più consistenti fasce della popolazione, tra cui inevitabilmente una forte componente straniera.

Mettendo in relazione la condizione socio economica della popolazione straniera con i tassi di criminalità e con la presenza o meno di investimenti pubblici per l’integrazione, la FONDAZIONE LEONE MORESSA ha cercato di valutare quanto nelle nostre città sia alto il rischio di marginalizzazione e, di conseguenza, di disagio e devianza.

Per ciascun comune sono state prese in considerazione tre dimensioni che concorrono a determinare il rischio di marginalizzazione degli stranieri: la marginalità socio economica (concentrazione nella periferia del comune, tasso di disoccupazione, differenziali tra italiani e stranieri per reddito medio e imposta media versata); i livelli di criminalità (il tasso di delittuosità degli stranieri e la percentuale di detenuti stranieri nelle carceri cittadine); la spesa pubblica per l’integrazione (la spesa comunale per “immigrati e nomadi”, l’incidenza di questa voce sul totale della spesa per assistenza, il valore pro-capite e la variazione negli ultimi 8 anni).