Il valore dell’immigrazione

copertina

 

Presentato a Palazzo Chigi, presso la sede UNAR, l’ultimo lavoro della Fondazione Leone Moressa su “immigrazione e stereotipi”.

#valoredellimmigrazione. La narrazione dell’immigrazione pone in evidenza un’attenzione dei giornali focalizzata soprattutto sui fatti di cronaca e sugli sbarchi, trascurando il contributo economico dell’immigrazione al nostro sistema nazionale. Eppure in Italia lavorano oltre 2 milioni e 400 mila stranieri (dato aggiornato ai primi 9 mesi del 2014), con un tasso di occupazione pari al 57,1 (rispetto al 41,8 degli italiani). Gli stranieri rappresentano il 10,8% dei lavoratori totali e rispetto allo stesso periodo del 2010 registrano una crescita di 367 mila unità, nonostante la crisi abbia portato il tasso di occupazione ad una perdita di 5 punti percentuali. Complessivamente, gli stranieri in Italia producono l’8,8% della ricchezza nazionale, per una cifra complessiva di oltre 123 miliardi di euro. Questi i numeri del VALORE ECONOMICO DELL’IMMIGRAZIONE. Il lavoro della Fondazione Leone Moressa è sintetizzato in 9 raccomandazioni rivolte a giornalisti e operatori del settore, con l’obiettivo di agevolare la narrazione dei fenomeni e promuovere un’immagine dell’immigrazione più vicina alla realtà e libera dagli stereotipi.

La ricchezza prodotta dagli immigrati

DICHIARAZIONE DEI REDDITI

 

Il “PIL dell’immigrazione” rappresenta l’8,8% della ricchezza complessiva prodotta in Italia: i lavoratori stranieri producono 123 miliardi di euro.

Il dibattito sull’immigrazione assume spesso toni ideologici, polarizzando la questione su posizioni inconciliabili che portano l’opinione pubblica ad essere o “a favore” o “contro” l’immigrazione. Oggi, invece, da un punto di vista strettamente economico, non si può sottovalutare l’apporto che il fenomeno migratorio genera in termini di ricchezza e sviluppo.
Secondo lo studio, i 2,4 milioni di occupati stranieri producono l’8,8% della ricchezza nazionale, per una cifra complessiva di oltre 123 miliardi di euro.

Il tema sarà al centro del convegno di presentazione del volume “Il valore dell’immigrazione”, realizzato dalla Fondazione Leone Moressa con il sostegno di Open Society Foundations, che sarà presentato il 29 gennaio 2015 presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Leggi l’articolo di Vladimiro Polchi del 28.01.2015 su La Repubblica.

 

Redditi e povertà. Il divario in Europa

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L’Europa mostra un forte squilibrio tra Nord e Sud per redditi medi e popolazione a rischio povertà. Questo spiega la “fuga” verso Germania e Regno Unito. 

Redditi e differenziali tra nativi e stranieri. L’Italia è uno dei paesi UE con il più alto differenziale di reddito tra autoctoni e stranieri, collocandosi al 22° posto del ranking dell’Ue 28. In particolare, negli anni della crisi (2008-2013) i redditi degli stranieri sono diminuiti dell’11,7% e quelli degli italiani sono aumentati appena del 2,6% (mentre nella media UE 28 hanno registrato un +6,1%). Una situazione simile si riscontra in Spagna, dove il differenziale è molto alto (24° posto del ranking) e dal 2008 al 2013 i redditi dei nativi sono aumentati (+12,2%) e quelli degli stranieri sono diminuiti (-10,2%). In Germania il differenziale è relativamente basso e in linea con la media UE 28 (collocandosi in 13^ posizione) e i redditi di nativi e stranieri sono aumentati dal 2008 al 2013, seppur a ritmi contenuti (rispettivamente +5,8% e +1,8%). Nel Regno Unito, invece, entrambi i redditi sono diminuiti con la crisi, ma il differenziale è uno dei più bassi dell’area UE 28 (7^ posizione).

Il lavoro degli immigrati? sottovalutato

lavoro

 

Un sondaggio rivela: gli Italiani pensano che gli stranieri siano soprattutto braccianti. E sbagliano.

All’interno del progetto “Il Valore dell’immigrazione” realizzato con il contributo di Open Society Foundations, è stata condotta un’indagine su un campione di 700 italiani per capire la percezione dell’immigrazione nell’opinione pubblica.

Gli immigrati sono percepiti come braccianti, che versano poco al fisco e non fanno impresa. Un’immagine forse valida per i primi immigrati dei primi anni ’90, ma lontana dalla realtà attuale.

Leggi l’articolo di Vladimiro Polchi su Il Venerdì di Repubblica del 02/01/2015